Performance Encausto Noventa Vicentina 23-24 Ottobre 2004

Nei primi anni ottanta ero sempre alla ricerca di misture coloristiche che, pur senza privarmi della materia, mi consentissero di “plasmare” con il colore, a buon esempio delle antiche pitture parietali, emozionali novelle dei miei tempi. Ebbi a leggere, non ricordo più dove, questa citazione (mi sembra di Severo Alessandro, imperatore romano) –“La bellezza trionfa con la cera colorata e costringe il pittore ad amare la sua opera dando una voce alla cera e una parola alla pittura”. Mi interessai subito alle molteplici e possibili tematiche dell’uso della cera in pittura: sperimentai i miei primi fondi encausticati, mai ebbi però il coraggio di avventurarmi nell’uso del colore encausticato; accantonai le mie sperimentazioni dedicandomi alla più tradizionale pittura ad olio che mai, sino ad allora, mi aveva riservato delusioni Il mio cammino, libero e scevro dal facile mercanteggiare, il continuo lavorio in me stesso e su me stesso, i miei frammenti di esperienze formali consumate nella mia ricerca creativa, mai appagata, di supreme armonie, mi hanno riportato, in questi ultimi anni, a quella suprema citazione - …costringe il pittore ad amare la sua opera dando una voce alla cera e una parola alla pittura”-. Sono così pervenuto al “mio encausto”, o meglio “encausticatura dei colori ad olio”, con positive esperienze foriere di nuove emozioni che portano a “dare una parola alla pittura”. Il M° William Tode mi attendeva, forse, al varco e sicuramente avrà sorriso in gran segreto al pensiero di vedermi alle prese con veri colori ad encausto, io, che solo e sempre di spatola ho lavorato e lavoro, privo dei miei usuali chili di bianco ad olio, delle vernici damar, delle mie crete e gessetti. Ho accettato la sfida, amico e fratello WILLIAM, i tuoi antichi ricettari erano sinonimo di sicurezza, la Ferrario, che li ha prodotti, di qualità ed esperienza; ora rimango solo io, umile “dipingitore”, a raccontare questa magnifica performance vissuta, in compagnia di tanti amici, in quel di Noventa Vicentina nelle giornate del 23 e 24 ottobre 2004. All’arrivo mi viene subito presentato Mario, il capo-chimico Ferrario (mi è simpatico l’amico che ride, forte delle sue cognizioni, dei miei esperimenti di dipingitore), belle e pronte le tavolozze in formica e si passa alla distribuzione dei colori che la Ferrario Color ha messo a disposizione. 18 sono le tinte comprensive di un “misero barattolino” di bianco che, il solo pensare a quanto è poco, mi fa rimpiangere di non aver portato con me il mio solito “chiletto” di bianco al titanio. L’abbozzo, sul pannello appositamente trattato (grazie William per esserti fidato delle mie misture), è fatto e la storia può aver inizio; guardo con indifferenza i due contenitori del “medium” e della “essenza di trementina” …….. mica ci devo intingere il pennello io. Un ultimo sguardo attorno a me e già la prima spatolata è scivolata via, nella morbidezza della sua tonalità, oserei quasi dire impalpabile nella modulazione che imprimo alla spatola. Attento, mi dico, con i colori ad encausto la pressione sulla spatola è musicalismo, un suono lieve è già trasparenza, uno greve è materia; il processo di essiccazione è poi tanto breve che dimezza il tempo occorrente invece per il colore ad olio per mezzo del quale, una semplice velatura e pur sempre figlia di un attento lavorio tra stesure materiche e successive sovrapposizioni di colori diluiti con la vernice damar ed intervallati da colpi di fissativo. Un attimo di riflessione è già, un riflesso di luce dei faretti esalta la morbidezza della cera in superficie: mi blocco e rifiuto di procedere, perché mai maltrattare con altro colore tanta poesia ? Sulla tavolozza amalgamo le tinte, certo sono ancora un po’ “fuori dose”, abituato alla pastosità delle mie encausticature dove un colpo di spatola si esaurisce al primo contatto con la tela. La spatola armonizza sulla tavola in libertà quale traccia musicale del colore che lascia trasparire le raffinatezze delle varie cromie. Controllo il barattolo del bianco ….. ancora pieno! Che succede ? Piccole “punte” di colore mi concedono di dialogare con il soggetto, devo solo fare attenzione alle dosi, il colore si sovrappone senza “macchia” e “copre”, quindi, amico mio, studiane le reazioni; il momento diviene quasi come il corteggio, musicale e sensuale e, come tale, a volte precipitoso. Dialogo, silenzioso e irraggiungibile, con il dipingitore che si sofferma, troppo, direbbe un estraneo ai lavori, ad accarezzare i colori sulla tavola, delicati e immacolati. L’impalpabilità del dipinto mi fa pensare ad un “novello cantore” sperduto nell’incognita fragilità di quanto raggiunto. Ritorno per un attimo al desiderio delle mie, a volte grumose, armonie musicali lodate nella realtà del colore ad olio, ma, una nuova realtà, pervasa da una atmosfera di poesia, oggi, nel silenzio complice del mio sogno, mi conduce per mano verso la nuova certezza dell’encausto. Quanto lavorio sui colori ad olio per giungere alle delicatezze del colore “pulito”, quante le spontaneità dell’attimo accantonate in attesa della giusta consistenza d’amalgama; qui, ora, sono libero di vagare nell’infinità del dipinto con la certezza che, ogni sogno od emozione, non avrà tempi d’attesa. Mi si dice che il “medium” risveglia il processo indurente, nel mio caso, ecco un’ulteriore possibilità, è invece interessante, data la giusta consistenza del colore ad encausto durante questo processo, sfruttarne la pastosità per giungere ad una nuova forma di “materia” che, pur nella sua purezza, conferisce energia a tutta l’opera. Oggi, in questa meravigliosa cornice di Villa Barbarigo, mi scopro a sorridere in silenzio delle mie paure, ma la spatola già è al lavoro alla ricerca di nuove cromie e ricercati accordi di colore. Un grazie di cuore all’amico William ed a Mario. Un grazie a lei, comm. Conti, che spero vorrà perdonarmi se la chiamerò semplicemente Silvano: da dipingitore ! Mi si perdoni questo mio modo, forse inusuale, di narrare le impressioni sui nuovi colori ad encausto, ma, quando la raffinatezza si svela nella sua entità, nasce la poesia: si dona voce alla cera e parola alla pittura.

Giampiero Maldini




by giampieromaldini.it (giugno 2002 - dicembre 2015)
Aggiornata: 12122015